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I CEO migliori non sono pronti. Sono curiosi

Cosa distingue un leader eccezionale? Non la certezza, ma la capacità di imparare.

E questa è una lezione cruciale anche per l’HR e la sostenibilità organizzativa.

Ciò che emerge chiaramente dallo studio preso in esame in questo articolo, è che i leader eccellenti non portano risposte preconfezionate. Creano le condizioni perché le risposte emergano, valorizzando le diverse prospettive, ascoltando i segnali deboli e accettando l’incertezza come parte integrante del processo decisionale. Questa è leadership sostenibile: un approccio che non mira al controllo totale, ma alla costruzione di ambienti in cui le persone possano crescere e apprendere senza esaurirsi.

Per anni abbiamo immaginato il leader come colui che sa, che anticipa il futuro, che arriva sempre preparato. Un modello di onniscienza quasi mitologica; la ricerca condotta da McKinsey & Company ci smentisce.

Dopo aver intervistato oltre 200 tra i CEO più performanti al mondo, ha scoperto qualcosa di semplice ma rivoluzionario: i leader più efficaci non erano più intelligenti o competenti degli altri. Erano semplicemente più veloci ad apprendere.

La ricerca, pubblicata con il titolo “A CEO for All Seasons”, restituisce un’immagine della leadership molto diversa da quella a cui siamo abituati. Il dato più sorprendente? Il 68% dei CEO intervistati ha dichiarato di essersi sentito impreparato quando ha assunto il ruolo. Non un’eccezione, ma una regola condivisa da chi oggi guida alcune delle organizzazioni più complesse e influenti del mondo.

La differenza non era nel sapere già tutto, ma nel continuare a imparare.

I CEO più efficaci mantengono uno sguardo aperto, sono capaci di fare domande anche quando ci si aspetterebbe risposte. In un mondo caratterizzato da cambiamenti rapidi, accelerazione tecnologica e incertezza costante, la leadership non è più questione di controllo, ma di apprendimento continuo. La vera discriminante non è ciò che una persona sa oggi, ma quanto velocemente è in grado di imparare domani.

Per l’HR, questo rappresenta un cambio di paradigma radicale. Se anche i migliori CEO non erano pronti, perché continuiamo a progettare processi di selezione che premiano solo chi mostra certezze assolute?

L’esperienza senza adattabilità rischia di diventare una zavorra, e le competenze rigide possono diventare ostacoli. Le organizzazioni più sane riconoscono il valore della curiosità, della capacità di disimparare e riapprendere, della resilienza cognitiva. Il ruolo dell’HR diventa strategico. Non basta selezionare e valutare: occorre costruire ecosistemi di crescita che incoraggino la curiosità, favoriscano lo sviluppo continuo e supportino il benessere psicologico dei collaboratori. Solo così il talento può evolvere, e l’organizzazione può diventare davvero sostenibile. Normalizzare il dubbio, valorizzare l’apprendimento continuo, creare percorsi che uniscano competenze tecniche e soft skill: tutto questo non è più un’opzione, ma una priorità.

Alla luce di queste evidenze, la domanda cruciale non è più se una persona sia pronta per un ruolo, ma se sia pronta a imparare. Perché il futuro del lavoro non premierà chi ha tutte le risposte, ma chi saprà continuare a fare le domande giuste. In un mondo che cambia così rapidamente, la curiosità e la capacità di apprendere diventano non solo strumenti di leadership, ma veri fattori di sostenibilità organizzativa e benessere collettivo.

Bibliografia

McKinsey & Company (2025). A CEO for All Seasons. McKinsey & Company

Fortune Magazine (Novembre 2025). Top CEOs Share What It Takes to Lead Today.

Dweck, C. S. (2006). Mindset: The New Psychology of Success. Random House.

Garvin, D. A., Edmondson, A. C., & Gino, F. (2008). Is Yours a Learning Organization? Harvard Business Review.